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Grande è la confusione sotto il cielo degli eventi

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Expo2015 e lavoro, un binomio che ridisegna i rapporti sindacali ed apre scenari ben poco conflittuali, ammiccanti a metodi di sfruttamento piuttosto classici.

L’ultimo tavolo sindacale sull’argomento, chiusosi alle 2,30 di notte il 16 aprile scorso, ha avuto come oggetto il cosiddetto “incentivo Expo”. Dopo aver messo sul piatto umilianti proposte quali il blocco delle ferie o lo straordinario ad oltranza, l’amministrazione ha affrontato il tavolo sindacale confermando tutto ciò che s’era prefissata aggiungendovi un premio incentivante, in denaro, a tutti coloro ritenuti coinvolti nell’operazione Expo.

Su basi ovviamente arbitrarie, l’impatto di un megaevento del genere, dovrebbe esser noto, ricade su tutto il lavoro della pubblica amministrazione. Un premio incentivante di qualche milione di euro (inizialmente 3 milioni di euro, divenuti poi 5,5) attraverso cui distribuire le solite briciole offerte a chi evidentemente è costretto ad accettare qualsiasi condizione pur di raggranellare qualche euro in più.

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Expo2015 significa debito

Debito, al pari di Cemento e Precarietà, è una della parole chiave con cui abbiamo descritto Expo2015 e smontato la sua narrazione tossica. Riprendiamo e pubblichiamo di seguito un’analisi fatta dal collettivo Offtopic, su come Expo diventa meccanismo di Debito, analizzando il caso del Comune di Milano. Uno strumento utile per orientarsi sul cammino verso la Mayday NoExpo e le iniziative che seguiranno, nei sei mesi del megaevento.

Expo2015 significa debito

Molte sono le problematiche su cui si discute quotidianamente in merito ad Expo2015, poco si è ancora detto dell’impatto del megaevento sulle casse pubbliche e sui servizi pubblici.

Expo2015 è un megaevento sostenuto quasi interamente da soldi pubblici (del miliardo e 300 milioni di spesa per la realizzazione, e’ privata solo la cifra corrisposta dalla Camera di Commercio, il 10%) , questo lo rende particolarmente gravoso a livello finanziario.

Se si considerano le opere annesse (le grandi nuove autostrade e le nuove linee della metropolitana) occorre aggiungere altri 9 miliardi di euro. Occorre aggiungere altri centinaia di milioni di euro se si considerano anche le operazioni legate indirettamente ad Expo, ovvero le operazioni di restyling urbano e l’organizzazione di eventi collaterali ad Expo, legati ad esso ma da svolgersi fuori dal sito Expo. Per non parlare delle spese non preventivate e di quelle legate ai ritardi per la costruzione delle opere, Italia90 docet, che con Expo2015 sta rischiando di superare ogni record (ultime in questo senso le spese per il maquillage e l’occhio tangenti dei padiglioni non pronti per l’apertura dei cancelli).
Uno dei risultati di questo sforzo economico è, quindi, un nuovo importante aumento del debito pubblico. Le stime più ottimistiche sulla vendita dei biglietti (in questi ultimi giorni offerti in lungo ed in largo a prezzi scontati) parlano di incassi dell’ordine di 500 milioni di euro. 300 milioni abbondanti di euro derivano per ora dalle sponsorizzazioni, il resto è debito.

DCP

Il debito è uno dei tre assi fondamentali su cui è stata costruita la critica al megaevento dalla rete dell’attitudine NoExpo, assieme a cemento e precarietà. Tre assi utili a categorizzare le nocività prodotte dal grande evento pensato dall’ex sindaco Moratti e portato avanti dall’attuale giunta arancio. Dei tre assi in particolare questo è quello che più influisce in maniera preoccupante sull’attività della pubblica amministrazione, un’influenza che diventa austerity: arretramento dei servizi, esternalizzazioni, privatizzazioni, generale risparmio sul costo del lavoro. Il tutto supportato da una pressante campagna ideologica che vuole attribuire le responsabilità dei problemi di bilancio alla spesa pubblica in favore dei servizi pubblici e più in generale della pubblica amministrazione. Oggi dobbiamo fare un passo avanti e nutrirci di una consapevolezza: a Milano il volàno del debito è Expo2015!

Il caso del Comune di Milano

Il Comune di Milano partecipa ad Expo spa col 20% mentre detiene il 34,67% di Arexpo spa, il cui valore supera i 300 mln di euro (valore ballerino, una parte dei fondi sono stati anticipati da alcune banche). Denaro pubblico su cui è possibile scendere nel dettaglio e più nel concreto verificare che significa “pubblico”, qual è la provenienza, quale l’utilizzo.

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